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Falesie
I.
Intrecciantisi illuvie, isadelfi,
assempra candente volitare;
se redòle nottue,
o ne acclara, quali sirti
perfuse dell’Iadi
che lui prome, la melopea
se stessa circonfulge
e gemica,
d’eclizia inostrandoci ai fastigi.
Al transire
da miragli, per accalmìe
finitimo, l’Elisio
s’asperge. S’aderge
l’elìtra d’occiduo
nelle assise d’elabro d’un tratto più estuanti – e pur
se s’irraggiasse
altrimenti che come auratica
non oblierebbe contérie.
Effuso da crisma
dall’acausto aurorale
il neuma s’inflette istoriato, avelle
nimbi del suo incedersi,
nimbi che appaiono
oltremodo farnetichi,
quantunque incelino
intrecciantisi illuvie, isadelfi.
II.
Acervo dischiudesi fra veprai
un deliquio:
sé accade dal sempre di nitori, atrelìe.
Di nuovo infebbra
entro fustaia e oscuro alburno
infanzia;
non émpito contesse sull’efemeridi,
non effluvio.
Per grecali,
ai quali fasmate sono,
più oblivio esizio effonderà
quegli che ordalia sdruce.
[Da Salvi Stefano - "Le insidie/Neumi" (LietoColle 2007)]




Yin Xiuzhen







