Bob Dylan - Forever Young / Baby, Let Me Follow You Down
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Bob Dylan - Forever Young / Baby, Let Me Follow You Down
Ore : 23:03
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Chiunque è un esperto di televisione
Con poche eccezioni, la maggioranza delle persone parla correntemente – con piena comprensione – il linguaggio della televisione. Chiunque, in un certo senso, è un esperto di televisione, almeno da quando essa è divenuta forse il più populista tra i linguaggi culturali.
Noi comunichiamo l’un l’altro attraverso la televisione, con possibilità di spostarci attraverso molti confini culturali, sociali e politici. La televisione ci perseguita, e anche ci redime. Guardarla è in un certo senso analogo al mangiare gli hamburger di McDonald’s: la carne è di bassa qualità, il gusto rozzo, eppure vogliamo sempre mangiarne. Non si vuole suggerire, in ogni modo, che la televisione sia solo puro ciarpame, piuttosto che essa è fonte prima di tutte quelle rappresentazioni che nutrono i nostri desideri di consumatori. Non si dovrebbe chiudere un occhio sul fatto che la TV, nel bene o nel male, negli Stati Uniti ha giocato e gioca un ruolo centrale nella crescita e nel rafforzamento della cultura del consumo di livello avanzato. È tale “cultura” la nostra seconda sostanza, e noi sappiamo sempre come, quando, e dove questa viene innestata.
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Ripropongo qui alcune parti, in mia traduzione, dell’intervento di Joshua Decter estratto dal saggio introduttivo della mostra Tele[visions], allestita alla Kunsthalle di Vienna dal 18 ottobre 2001 al 6 gennaio 2002. È in prossimità della intrusione del feticcio di una realtà ricondotta a materiale fragile e tagliabile, “stabilita” dal teleschermo, e resa leggibile per virtù di inquadratura – la “messa in quadro” che lascia fuori – e di intercessione di montaggio (operazioni tutte che si moltiplicano con il “nostro” rimontaggio, lo zapping…), data per spettacolo di massa, che si situa questo scritto, esame minuzioso del funzionamento della televisione.
Basta osservare bene l’attualità per vedere come tale disamina non sia affatto superata: si ponga attenzione, ad esempio, alle modalità con cui gli Stati Uniti stanno reagendo alla crescente angoscia di proteggersi dall’invasione dell’altro, alla sacralizzazione della nozione di patria-homeland, quale tramite d’identità forte e quasi premoderna, e modello di esclusione, o alle manipolazioni dell’informazione e del suo potere propagandistico. Ovunque si palesano simmetrie allarmanti. E si dovrebbe forzare lo spettatore a dubitare di giudizi e nozioni preconfezionate, a guardare alle interfacce grafiche impiegate dai mass-media (potenti fattori di propaganda, e la cui percezione è spesso resa opaca dalla sovraesposizione di materiale informativo presente sul teleschermo), a come si fa leva sull’aspetto brutalmente spettacolare delle immagini, e sull’intricata commistione tra informazione e spettacolarizzazione, sul valore emotivo e il sottofondo ideologico delle immagini usate per illustrare le notizie di attualità.
da Tele[visioni] di Joshua Decter – parte prima
Vivere con la televisione
La televisione è dentro di noi, costante, interminabile. È come fosse sempre in funzione, pronta sempre ad essere guardata: virtualmente ovunque, simile all’aria che respiriamo... Amiamo la televisione… Facciamo di tutto per tentare di ignorarla, ma essa è semplicemente un fatto della vita.
Ma la televisione “è” una necessità vitale? Questa domanda, dibattuta incessantemente per oltre mezzo secolo, ancora non ha trovato unanimità di soluzioni. Personalmente sono innamorato della televisione, piacere innocente e colpevole. A volte, la mia attività di scrittore e quella di telespettatore si fondono – ed è una sensazione strana e tonificante: i pensieri focalizzati trovano la punteggiatura delle distrazioni momentanee…
“Televisione… un medium, così chiamata perché né rara né ben fatta.”
Ernie Kovacs (1919-62), considerato uno dei più importanti innovatori della commedia televisiva americana degli anni Cinquanta.
Chi, fra noi, non ha mai guardato la televisione? E chi può affermare di non esserne mai stato influenzato profondamente o superficialmente? Io cedo all’assorbimento, dentro la televisione, alla distrazione e alla riflessione critica, contemporaneamente. Sono a casa con la televisione. E, quando viaggio, nella mia stanza d’albergo essa è un’esigenza inderogabile: devo almeno poter vedere la CNN. In queste inclinazioni sono indubbiamente sereno come chiunque. E, facendo zapping tra i programmi, viaggio tra idee, rappresentazioni, segni, e linguaggi, idioletti, e molto di più… La TV assomma in sé ogni accesso: alla comunicazione, all’intrattenimento, e alla distrazione, e alla possibilità di guardare. Io amo guardare. E tu?
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Il 2007 è un anno di ricorrenze rilevanti per la poesia italiana. Dopo il centenario della scomparsa di Giosuè Carducci, autore consanguineo all’unità d’Italia, va segnalato il cinquantesimo di quella di Clemente Rebora, poeta milanese che ha trascorso tutta la sua carriera poetica in questa città, fino al suo ritiro mistico nella casa rosminiana. Tutta la sua formazione è milanese.
Dalle elementari in via Tadino, al liceo Parini, All’Università e poi l’insegnamento, volutamente alle scuole serali o nella periferia.
Poeta europeo è forse l’unico poeta italiano che con il suo espressionismo si sia legato al nord Europa: è stato cantore insuperabile della tragedia della I Guerra Mondiale, così come maestro decisivo nella vitalità della via dantesca. Etica ed estetica, in lui raffigurano una fusione, oggi per la nostra cultura addirittura indispensabile.
LietoColle, in collaborazione con la Provincia di Milano, desidera commemorare Clemente Rebora affidando a Guido Oldani il ritratto del poeta e a numerose voci poetiche l'omaggio in versi.
All'incontro, condotto da Diana Battaggia, sarà presente l'editore Michelangelo Camelliti e i seguenti autori:
Luciano Erba, Umberto Fiori, Giampiero Neri, Giancarlo Majorino, Giancarlo Pontiggia, Maria Cristina Balzaretti, Paola Barni, Corrado Benigni, Stefano Bianchi, Giusi Busceti, Luigi Cannillo, Maddalena Capalbi, Stefania Crema, Ada Crippa, Thomas Maria Croce, Davide Fent, Maria Cristina Flumiani, William Galliani, Corrado Guerrazzi, Amos Mattio, Meeten Nasr, Maria Cristina Pianta, Filippo Ravizza, Stefano Salvi, Aky Vetere, Renzo Vidale
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Stefano Salvi, "Le insidie / Neumi" (2007)LietoColle - Erato
ISBN 978-88-7848-243-2 € 10,00
È possibile acquistare il libro online tramite sito LietoColle: clicca qui
oppure tramite IBS: clicca qui
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Milenko Prvacki Marjorie Chu
1999
pencil crayon and watercolour on paper
76 x 57 cm
*
Mette alta voce, dacché
anni lunghi da avere
a modi di interpunzione.
Vengono la membratura, le
strette basse dal mare – oppure
una traversata non è
dall’enorme
polline. Da mille punti ormai
salgono i frangenti
a compiere la retina,
ora con questo soffio certa altra
diatomea
fa tanto cadere.
[Da Salvi Stefano - "Le insidie/Neumi" (LietoColle 2007)]
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bye bye eye : SAUERKIDS: homeScritto da : danneggia
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Bob Dylan - Just Like Tom Thumb's Blues
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