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venerdì, 29 maggio 2009
Ore : 00:04
Scritto da : danneggia
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"Se stesso residente in tutti gli esseri, tutti gli esseri residenti in lui - il suo Sé (unito allo Spirito) in tutte le creature e tutte le creature nello Spirito: equanime verso tutti gli esseri, colui che è unificato ecco ciò che vede..."
(Bhagavad Gītā)
*
Cristo nella tomba (e dettaglio) (1521) di Hans Holbein il Giovane
martedì, 27 gennaio 2009
Ore : 17:33
Scritto da : danneggia
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akseli gallén-kallela
"Le mani, resteranno. Forse, due sole,
Dentro altre due, tra le infinite, né mie né tue,
Ma non ignote, ma care"
(Guido Ceronetti, Compassioni e disperazioni)
**
Akseli Gallén-Kallela, "La madre di Lemminkäinen"
lunedì, 22 dicembre 2008
Ore : 23:35
Scritto da : danneggia
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- Rivista di poesia, arti e scritture
Dicembre 2008, N. 11
È on-line il nuovo numero de L’Ulisse (www.lietocolle.com/ulisse), rivista monografica di poesia, arti e scritture diretta da Alessandro Broggi, Stefano Salvi e Italo Testa.
Tema del numero: “La poesia lirica nel XXI secolo: tensioni, metamorfosi, ridefinizioni”.
Dall’editoriale di Italo Testa:
Il numero 11 de L'Ulisse segna un'importante novità per la rivista, che approda al formato pdf e rende disponibile in questa veste l'intera serie delle prime dieci uscite. Mentre documentiamo il lavoro svolto nei primi quattro anni di vita del progetto, torniamo insieme a saggiarne l'incidenza sul presente con una inchiesta che, dopo i viaggi di scoperta nell'universo del teatro di poesia degli ultimi due numeri, investe ora La poesia lirica nel XXI secolo, rinnovando l'ambizione di fare di queste pagine un luogo dove la scrittura contemporanea nelle sue forme plurali possa incontrarsi con la riflessione critica. Se infatti la fine dell'era dello scontro delle poetiche ha avuto effetti liberatori, affrancando lo sguardo dalla tirannia dei programmi aprioristici e ricentrandolo sulla materialità dei testi, non altrettanta feconda è stata tuttavia la ritirata generalizzata dei poeti italiani dal dibattito d'idee. Si può reagire a questo declino con un rilancio, provando a confrontarsi intensamente su qualche idea forte, verificando se un reagente teorico può produrre effetti imprevisti, se il lavoro sotto traccia degli ultimi decenni può dar luogo a nuove emersioni? Di qui la sfida di misurarsi sulla lirica, un territorio ipso facto controverso, sul quale si sono disegnate molte delle divaricazioni che hanno segnato il discorso della poesia. Intervenendo attivamente su questo campo, ci siamo confrontati con alcune delle posizioni più importanti espresse di recente dalla critica letteraria – in dialogo con Alberto Bertoni, Guido Mazzoni e Roberto Galaverni – e dalla poesia internazionale – in dialogo con Durs Grünbein su lirica e soggettività –, chiamando un ampio ventaglio di poeti e critici di orientamenti differenti a prendere posizione. Per la sezione Fuochi teorici hanno risposto al nostro appello Giancarlo Alfano, Alberto Casadei, Paolo Giovannetti, Massimo Gezzi, Andrea Inglese, Gianluigi Simonetti; per la sezione Saggi e incursioni Vito Bonito, Paolo Febbraro, Antonio Loreto, Giampiero Marano, Salvatore Ritrovato, Giovanni Tuzet e Edoardo Zuccato; nella sezione L'io dell'avanguardia Daniela Rossi, Niva Lorenzini e Rosaria Lo Russo. Alla parte saggistica della rivista si affiancano poi, come di consueto, i Tradotti, con una ricca scelta di traduzioni d'autore dal tedesco, dal francese, dallo spagnolo, dall'inglese, dal russo e dal serbo-croato; e quindi le Letture, con un vasto campionamento di voci della poesia italiana contemporanea.
Che ne è dunque della lirica? Si è esaurito il suo ciclo moderno e siamo forse entrati definitivamente in una fase post-lirica? Oppure la lirica sopravvive in maniere impreviste alle teorizzazioni della sua fine e le sue istanze si riaffacciano non come fenomeno residuale o reazionario, bensì in forma mutante, ridefinendosi attorno a nuovi nuclei d'esperienza o inesperienza, lasciandosi avvertire anche dall'interno di pratiche di scrittura all'apparenza agli antipodi? Naturalmente queste domande chiamano in causa una serie di problemi di lunga durata, che hanno a che fare con la genesi stessa dell'idea di lirica, con la sua ridefinizione moderna e con la teoria dell'io poetico che vi si lega – e non è un caso se il dibattito si incrocia con le querelle su classico e romantico, moderno e postmoderno, e ancor più significativamente con il problema dello statuto del soggetto. Ma l'interrogazione si innesta direttamente nella fenomenologia del presente e illumina molte prese di posizione esplicite o implicite nella poesia contemporanea. Se la lirica continua ad essere al centro di tensioni critiche e poetiche anche aspre, va tuttavia notato che le linee di frattura si disegnano nella nostra inchiesta trasversalmente, al di là degli steccati d'appartenenza, e in particolare oltre le dicotomie tra avanguardia e tradizione. Sembra così essere in atto un processo di ridefinizioni, al cui interno non si tratta soltanto di confrontarsi sulla struttura concettuale della poesia lirica o sul problema se essa sia stata e continui ad essere il nucleo fondamentale della poesia moderna; si tratta soprattutto di dare conto della metamorfosi che istanze liriche tutt'ora avvertite stanno subendo nelle scritture e nelle società contemporanee. In questo gioco di scomposizioni e ricomposizioni emergono per intersezione alcune linee di tendenza nella lettura della trasformazione in corso. Senza pretesa di catturare tutte le posizioni espresse, ma per amor di un dibattito che ci piace così rilanciare, se ne potrebbero ricavare le seguenti tesi sulla mutazione lirica:
- l'istanza lirica non si lascia ridurre alla sua versione forte e permane anche dopo la crisi della soggettività monologica e sicura di sé propria della sua fase eroica;
- la poesia lirica ha quindi diverse accezioni ed è un organismo ibrido, già a livello enunciativo, che si scompone e ricompone diversamente nel tempo all'interno di mutati campi di forze, connettendosi a differenti figurazioni dell'io poetico;
- anche certe esperienze dell'avanguardia, se per un verso operavano una delocazione del soggetto poetico tradizionale, dall'altro esprimevano un movimento di continua formazione e deformazione del sé poetante;
- la chiave interpretativa risolutamente post-lirica non sembra dunque adattarsi a porzioni significative e differenziate della scrittura degli ultimi decenni;
- nella poesia contemporanea, in particolare, troviamo oggi all'opera individualità liriche lacerate e dislocate, che si esprimono nel non stare al passo, nel fallire, e intercettano così la marginalità reale dei nostri io;
- in ciò si esprimono nuove forme di soggettività, già prefigurate dalla lirica moderna più radicale, che attingono al vissuto di grado zero di una singolarità inappartenente, ancorandosi all'esperienza biologica e alla corporeità, dando luogo ad un io poetico materialistico – un corpo-psiche-lingua che oggettiva testualmente una tensione lirica in re;
- a ciò si accompagna uno spostamento verso forme più aperte della lirica e in generale dell'espressione poetica, con opzioni comunicative spesso volte alla ricerca di modalità espressive situate, post-letterarie e post-rituali;
- in tal senso anche il movimento della poesia verso la prosa può essere letto come una mutazione contrastiva dell'istanza lirica piuttosto che nei termini di una inesorabile tendenza alla sua dissoluzione;
- la permanenza del momento lirico ha il suo momento oggettivo nella dialettica, tutt'ora irrisolta, del conflitto tra società e individuo;
- a ciò può corrispondere sul piano teorico la consapevolezza, che sembra affermarsi su diversi fronti, della non-identità di poesia e linguaggio: come scriveva Adorno nel Discorso su lirica e società, “il linguaggio non va assolutizzato, come invece piacerebbe a varie delle teorie linguistiche ontologiche oggi correnti, quale voce dell'essere contro il soggetto lirico”, perché “la dove l'io si dimentica nella lingua è tuttavia completamente presente; altrimenti la lingua, quale abracadabra sacro, cadrebbe in braccio alla reificazione”.
sabato, 22 novembre 2008
Ore : 23:12
Scritto da : danneggia
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22 novembre 2008, quarant'anni di "White Album"
martedì, 04 novembre 2008
Ore : 01:22
Scritto da : danneggia
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Ricordo: Martedì 4 novembre 2008, ore 21, presentazione della testata culturale on-line L’Ulisse, con Alessandro Broggi, Stefano Salvi e Italo Testa. Casa della poesia, Palazzina Liberty, Largo Marinai d’Italia, Milano
***
[P.S. Oggi sono due anni da qui: sono 315 post (escluso questo), e, almeno secondo il counter di Splinder, 23439 visite. Grazie della compagnia. Ed anche questo anno di "Un orizzonte degli eventi" è - di pieno cuore, intero - dedicato a Elena.]
sabato, 01 novembre 2008
Ore : 01:35
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Martedì 4 novembre, ore 21
poe.mi, festival espositivo-performativo per media e arti visive
1° puntata:
"TIRIAMO LE RETI", POESIA E INTERNET: IL CASO ULISSE
a cura di Alessandro Broggi
Nella serata, uno degli otto appuntamenti del festival-mostra poe.mi .08 (info su: www.poe.mi.it), verrà presentata la rivista culturale semestrale on-line di poesia, arti e scritture "L'Ulisse" (www.lietocolle.com/ulisse), diretta da Alessandro Broggi, Stefano Salvi e Italo Testa. Avviata nel 2004 da un'idea di Michelangelo Camilliti di LietoColle, la testata è ospitata sul sito dello stesso editore. Scopo de "L'Ulisse" è la disamina monografica di questioni e aspetti della poesia contemporanea e di quanto è ad essa tangente nella sfera delle arti e delle scritture, attraverso inchieste - cadenzate in saggi, interviste, testi poetici inediti e traduzioni - che tematizzano le emergenze e coinvolgono i principali protagonisti del panorama nazionale e internazionale. Saranno presenti i tre direttori.
Casa della poesia
(Palazzina Liberty, Largo Marinai d'Italia, Milano)
Martedì 4 novembre 2008, ore 21:00
Presentazione della testata culturale on-line L'Ulisse
con Alessandro Broggi, Stefano Salvi e Italo Testa.
sabato, 18 ottobre 2008
Ore : 23:31
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poe.mi (Milano, 21 ottobre-23 novembre 2008) è un festival espositivo- performativo che unisce scritture, media e arti visive e cerca di costruire alcune mappe nei territori correnti della produzione artistica e letteraria italiana.
In questa prima edizione, dal titolo “Tiriamo le reti”, poe.mi intende fare il punto sul web, e soprattutto sui blog, come canale privilegiato di molta nuova poesia italiana, in alcuni casi in dialogo con realtà straniere o legate alle altre arti, e spesso con esiti ed esperienze qualitative confrontabili con le proposte dell’editoria cartacea tradizionale.
I blog, a pochi anni dalla loro diffusione, sembrano essere diventati sia un contesto vivacissimo di dibattito e contatto tra realtà poetiche, o più in generale letterarie, fino a poco tempo fa lontane e bisognose di una continua mediazione, sia il palinsesto per produzioni letterarie specifiche, che sfruttano le nuove dimensioni e le nuove modalità di fruizione che la rete offre.
poe.mi ha luogo in tre diverse sedi, ognuna dedicata ad un aspetto specifico del festival: AR.RI.VI (Archivio Ricerca Visiva, via Botticelli 8, Milano); Casa della poesia (Palazzina Liberty, Largo Marinai d’Italia, Milano); Il Punto Rosso (via Guglielmo Pepe 14, Milano).
leggi il comunicato stampa completo
poe.mi (milano, 21 ottobre-23 novembre 2008) is an exhibition and performing festival that brings writing, media and visual arts together, trying to draw some maps in the territories of artistic and literary production today in italy.
in this first edition, “tiriamo le reti” (let’s pull the nets up), poe.mi focuses on the world wide web, and especially on blogs, as a new privileged channel for much of the new italian poetry - in some cases directly in touch with other foreign poets as well as in relation with other kinds of arts, and often with results and qualitative experiences that can easily be compared with traditional paper publishing.
blogs, soon after a few years they first appeared on the internet, seem to have become a very lively context and a contact point for different poetics and literary identities that, not long ago, were very far from each other and in need of a continuous mediation. at the same time, they appear to be the natural environment of literary production that uses the new dimensions and modalities offered by the net.
poe.mi takes place in three different locations, each one dedicated to a specific aspect of the festival: AR.RI.VI (Archivio Ricerca Visiva, via Botticelli 8, Milano); Casa della poesia (Palazzina Liberty, Largo Marinai d’Italia, Milano); Il Punto Rosso (via Guglielmo Pepe 14, Milano).
Inaugurazione martedì 21 ottobre 2008 alle ore 19.00
A.R.R.I.VI. - Archivio Ricerca Visiva
da mercoledì a sabato, ore 15.30 - 19.30 (festivi esclusi)
via Botticelli 8/a - 20133 Milano
tel. 02 36562537
www.ar-ri-vi.org - info@ar-ri-vi.org
sabato, 04 ottobre 2008
Ore : 23:12
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domenica, 20 aprile 2008
Ore : 16:58
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- Rivista di poesia, arti e scritture
Aprile 2008, N. 10
È on-line il nuovo numero de L’Ulisse (www.lietocolle.com/ulisse), rivista monografica di poesia, arti e scritture diretta da Alessandro Broggi, Stefano Salvi e Italo Testa.
Tema del numero: “Poesia e teatro, teatro di poesia (Vol. II)”.
Dall’editoriale di Stefano Salvi:
“Hanno fine qui l’osservazione e l’indagine condotte attorno a Poesia e teatro, teatro di poesia: il numero viene a mettere gli anelli ultimi del percorso iniziato dallo scorso “L’Ulisse” (il numero nove), ed è di nuovo nel centro il “calcolo” attorno ad una (eventuale) parola seconda (per palingenesi e/o per azione di pressione, urto ecc., e nei confronti dell’altra parola in verso…) che ponga in campo l’esistenza di un “teatro di poesia”: è nel centro la sua immissione in scena.
Con “La Voce di Ulisse” Italo Testa mette in analisi il tema de “Il teatro di poesia e il campo delle metamorfosi”, ciò fa partendo dai due termini e «modelli usuali, consolidati, del rapporto tra poesia e teatro»: «reviviscenza» (che «si risolve nella messa in scena del testo, in una trasposizione») e «performance» (che «non si limita a far rivivere un testo dato, pregresso, ma è intesa come atto autoriale»). E sarà «sullo sfondo dell’analogia, della somiglianza come trasmutazione» che andrà ricollocato il «nesso tra testo poetico e azione scenica»: «in una relazione più ampia di somiglianza, che stringe il corpo della nostra immaginazione e la struttura del reale».
Predispone alcune imprescindibili coordinate la prima sezione di “Saggi e incursioni”, excursus e sguardo d’assieme, che idealmente prosegue lo studio dei momenti di Novecento – di quelli esemplari, costitutivi delle evenienze e dei sommovimenti che ne hanno percorso la parola poetico-teatrale – iniziato su queste pagine nello scorso ottobre: con i testi di Franco Buffoni (attorno al lavoro di Wystan Hugh Auden), di Sarah Bernasconi (sull’opera teatrale di Mario Luzi), di Sandro Montalto (per la voce di Edoardo Sanguineti), di Fabio Doplicher, di Luigi Nacci (che tocca la figura di Fabio Doplicher), di Giuliano Scabia, di Franco Acquaviva (che rintraccia ed esamina il percorso dello stesso Scabia) e di Andrea Dalla Zanna (in margine al lavoro di Stanislavskij). È “Un panorama del Novecento”, che vogliamo dedicare alla memoria di Fabio Doplicher, alla cui importante opera nel campo del teatro di poesia questo numero rende omaggio con diversi contributi.
Per “Fuochi teorici” ospitiamo due testi: un saggio di Nevio Gambula ed uno scritto di Plinio Perilli.
Ne “La poesia in scena” se da un canto proseguono individuazione, disamina ed indagine sull’esperienza di compagnie, di registi e di attori – Federico Tiezzi, Giovanni Agosti e Oliviero Ponte di Pino (per Magazzini Criminali), Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande (per Motus), Andrea Ponso (per Societas Raffaello Sanzio), Gianni Celati, Marco Martinelli con Ermanna Montanari, e Nevio Spadoni (per Teatro delle Albe), Fiorenza Menni (per Teatrino Clandestino), Massimo Munaro, Maria Dolores Pesce (per Teatro del Lemming) –, dall’altro si propongono testi di poeti e di scrittori che ragionano sulla loro esperienza di messa in scena della propria opera o sul loro lavoro in campo performativo: sono Fabiano Alborghetti, Chiara Daino, Maura Del Serra, Roberta De Ponticelli, Alessandro Raveggi, Davide Rondoni, Massimo Sannelli e Marco Simonelli.
Conclude il numero la parte antologica de “Gli Autori”. La sottosezione “Il teatro dei poeti” ripropone lo schema pensato nello scorso numero, si uniscono attorno alla funzione teatrale e all’esperienza recitativa scritti per la scena, testi performativi e di poesia intesa per il teatro e per la scena. Sono pagine di: Sonia Antinori, Luigi Ballerini, Corrado Costa, Maura Del Serra, Fabio Doplicher, Gabriela Fantato, Fluxus, Federica Fracassi, Vincenzo Frungillo, Chiara Guarducci, Rosaria Lo Russo, Mario Luzi, Laura Pugno, Paolo Puppa, Alessandro Raveggi, Ludovica Ripa di Meana, Giuliano Scabia, Nevio Spadoni e Vitaliano Trevisan. Ne “I tradotti” è la consueta porzione di autori dalle varie tradizioni linguistiche: Daniel Chirom (in traduzione di Emilio Coco), Kurt Drawert (tradotto da Anna Maria Carpi), Elfriede Jelinek (per la versione di Riccarda Novello), Linh Dinh e Kate Greenstreet (tradotti da Marco Giovenale), Susan Stewart (tradotta da Maria Cristina Bigio), Nathalie Quintane (tradotto da Andrea Inglese), Eugene Ionesco (per la cura di Davide Astori), Nicolai Kantchev (tradotta da Giuseppe Macor) ed Andrea Cote Botero (tradotta da Giulia De Sarlo). Infine, “Letture” propone lavori per lo più di Silvio Aman, Alberto Bertoni, Matteo Fantuzzi, Umberto Fiori, Fabio Franzin, Marcello Frixione, Francesca Genti, Adriano Padua, Giovanni Turra e Adam Vaccaro.”
martedì, 12 febbraio 2008
Ore : 22:19
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presente della poesia italiana
Trovo e ripropongo da qui: "La stanza bianca" (Michelangelo Camelliti propone due poesie di Stefano Raimondi e le parole di presentazione de "Il presente della poesia italiana"):
L’antologia Il presente della poesia italiana (LietoColle 2006) non si disloca legata alla scelta di autori della “generazione” dei Settanta. Il trascinamento generazionale è un qualcosa […] non ammesso […]: ciò premette tante (troppe) conclusioni che si fatica molto a verificare […]. Intimo nel progetto è invece la necessità e l’esperimento di una mappatura il più possibile attendibile di quanto accade, nel tentativo di fare emergere lo spessore di voci attuali, e necessarie nel vasto panorama dei “giovani”: coloro cioè che hanno saputo accumulare credito – in virtù dei libri pubblicati e dell’interesse suscitato […]. Si è voluto considerare ed approfondire le linee di tendenza giunte a compiuta maturazione: poiché delle linee di direttiva esistono, alimentano le dislocazioni ed i posizionamenti. Si formula infatti qui un’analisi per direzioni e per macro-insiemi orientanti:
(a) L'intervento di un'esperienza, immateriale nella sua metafisica e nei suoi principi, e materica per come si presenta ai sensi, si traduce nella cognizione di un fare indirizzato “nell'immediato furente della carnalità”. […] In una prima approssimazione, qui è il corpo che è divenuto fonte prioritaria di visione del mondo, termine e metro di giudizio del reale, e oggetto costante di attenzione, limite invalicabile, sintagma percettivo.
Priorità assoluta della biologia corporea e concezione mistico-unionale del tempo sono qui i primi riferimenti.
(b) Diversa è la dimensione in cui scelgono di operare altri autori: “un orientamento che, vertendo sulla consapevolezza, intellettualmente filtrata e vissuta, del tempo storico e degli assunti ad esso collegati, cerca di elaborarne in maniera variegata i contenuti manifesti”. In chiaro, qui, è come la scrittura – con il suo voler vivere ad ogni costo il mondo contemporaneo, ed il volerlo mettere alla prova – possa esprimersi decreando, mostrando il suo produttivo venir meno: una meta-mimesi […] della grammatica di certo linguaggio della comunicazione, del grado zero di una lingua sempre più svuotata, dell’infinita polimerizzazione reale/iperreale della chiacchiera nell’attuale società dei media. Questa “fare poesia” è un esempio chiaro di come essere l’artista/il poeta “dato in pegno” al corpo sociale – e non attraverso il rivivere la società nel metro di Pasolini, o quantomeno non solo… – nel modo, spostato nell’attualissimo, dello “smascheramento concettuale”, postmoderno nel senso più leale, dei meccanismi linguistici, mediatici e istituzionali che regolano noi e il nostro tempo.
(c) Una posizione ancora ulteriore è invece schiettamente ispirata dal proprio biografismo emozionale: qui “l’attenzione è ora nella definizione dei piccoli eventi, ora nella fortezza di una sequenza giornaliera sempre uguale di consuetudini vivificate dall’altro compositivo, ora invece in una discesa ctonia nella densità di sentimenti panici e salvifici, e mai nel puro pronunciamento dell'io”.
(d) In ultimo si stagliano coloro che si rivolgono espressamente alla riflessione filosofica, che si interrogano sull'umanità che scaturirà dal presente e sulle problematiche che ineriscono a questo secolo agli inizi. La scrittura qui si richiama ad un livello superiore a quello soggettivo ed inconscio, riferendosi ad esempio a precipitati teorici post-heideggeriani o alla mistica medioevale e moderna. E’ il passo di “sottrarsi al contatto con questo continuum temporale, di porsi come indagatori autonomi oltre questa ronzante confusione evitandone in toto gli influssi. In ciò consiste la loro ricerca di una visuale privilegiata: in un tentativo non ingenuo di sottrarsi alla Storia nell'intento di edificare una contro-Storia”.
Ciò che qui si vuole è un'immagine data […] per mezzo delle gradazioni e delle diversità singolari (ma non nel modo di una varietà seminata), come si trattasse di un indirizzo sotteso, di un paesaggio delle cose.