Dicembre 2008, N. 11
È on-line il nuovo numero de L’Ulisse (www.lietocolle.com/ulisse), rivista monografica di poesia, arti e scritture diretta da Alessandro Broggi, Stefano Salvi e Italo Testa.
Tema del numero: “La poesia lirica nel XXI secolo: tensioni, metamorfosi, ridefinizioni”.
Dall’editoriale di Italo Testa:
Il numero 11 de L'Ulisse segna un'importante novità per la rivista, che approda al formato pdf e rende disponibile in questa veste l'intera serie delle prime dieci uscite. Mentre documentiamo il lavoro svolto nei primi quattro anni di vita del progetto, torniamo insieme a saggiarne l'incidenza sul presente con una inchiesta che, dopo i viaggi di scoperta nell'universo del teatro di poesia degli ultimi due numeri, investe ora La poesia lirica nel XXI secolo, rinnovando l'ambizione di fare di queste pagine un luogo dove la scrittura contemporanea nelle sue forme plurali possa incontrarsi con la riflessione critica. Se infatti la fine dell'era dello scontro delle poetiche ha avuto effetti liberatori, affrancando lo sguardo dalla tirannia dei programmi aprioristici e ricentrandolo sulla materialità dei testi, non altrettanta feconda è stata tuttavia la ritirata generalizzata dei poeti italiani dal dibattito d'idee. Si può reagire a questo declino con un rilancio, provando a confrontarsi intensamente su qualche idea forte, verificando se un reagente teorico può produrre effetti imprevisti, se il lavoro sotto traccia degli ultimi decenni può dar luogo a nuove emersioni? Di qui la sfida di misurarsi sulla lirica, un territorio ipso facto controverso, sul quale si sono disegnate molte delle divaricazioni che hanno segnato il discorso della poesia. Intervenendo attivamente su questo campo, ci siamo confrontati con alcune delle posizioni più importanti espresse di recente dalla critica letteraria – in dialogo con Alberto Bertoni, Guido Mazzoni e Roberto Galaverni – e dalla poesia internazionale – in dialogo con Durs Grünbein su lirica e soggettività –, chiamando un ampio ventaglio di poeti e critici di orientamenti differenti a prendere posizione. Per la sezione Fuochi teorici hanno risposto al nostro appello Giancarlo Alfano, Alberto Casadei, Paolo Giovannetti, Massimo Gezzi, Andrea Inglese, Gianluigi Simonetti; per la sezione Saggi e incursioni Vito Bonito, Paolo Febbraro, Antonio Loreto, Giampiero Marano, Salvatore Ritrovato, Giovanni Tuzet e Edoardo Zuccato; nella sezione L'io dell'avanguardia Daniela Rossi, Niva Lorenzini e Rosaria Lo Russo. Alla parte saggistica della rivista si affiancano poi, come di consueto, i Tradotti, con una ricca scelta di traduzioni d'autore dal tedesco, dal francese, dallo spagnolo, dall'inglese, dal russo e dal serbo-croato; e quindi le Letture, con un vasto campionamento di voci della poesia italiana contemporanea.
Che ne è dunque della lirica? Si è esaurito il suo ciclo moderno e siamo forse entrati definitivamente in una fase post-lirica? Oppure la lirica sopravvive in maniere impreviste alle teorizzazioni della sua fine e le sue istanze si riaffacciano non come fenomeno residuale o reazionario, bensì in forma mutante, ridefinendosi attorno a nuovi nuclei d'esperienza o inesperienza, lasciandosi avvertire anche dall'interno di pratiche di scrittura all'apparenza agli antipodi? Naturalmente queste domande chiamano in causa una serie di problemi di lunga durata, che hanno a che fare con la genesi stessa dell'idea di lirica, con la sua ridefinizione moderna e con la teoria dell'io poetico che vi si lega – e non è un caso se il dibattito si incrocia con le querelle su classico e romantico, moderno e postmoderno, e ancor più significativamente con il problema dello statuto del soggetto. Ma l'interrogazione si innesta direttamente nella fenomenologia del presente e illumina molte prese di posizione esplicite o implicite nella poesia contemporanea. Se la lirica continua ad essere al centro di tensioni critiche e poetiche anche aspre, va tuttavia notato che le linee di frattura si disegnano nella nostra inchiesta trasversalmente, al di là degli steccati d'appartenenza, e in particolare oltre le dicotomie tra avanguardia e tradizione. Sembra così essere in atto un processo di ridefinizioni, al cui interno non si tratta soltanto di confrontarsi sulla struttura concettuale della poesia lirica o sul problema se essa sia stata e continui ad essere il nucleo fondamentale della poesia moderna; si tratta soprattutto di dare conto della metamorfosi che istanze liriche tutt'ora avvertite stanno subendo nelle scritture e nelle società contemporanee. In questo gioco di scomposizioni e ricomposizioni emergono per intersezione alcune linee di tendenza nella lettura della trasformazione in corso. Senza pretesa di catturare tutte le posizioni espresse, ma per amor di un dibattito che ci piace così rilanciare, se ne potrebbero ricavare le seguenti tesi sulla mutazione lirica:
- l'istanza lirica non si lascia ridurre alla sua versione forte e permane anche dopo la crisi della soggettività monologica e sicura di sé propria della sua fase eroica;
- la poesia lirica ha quindi diverse accezioni ed è un organismo ibrido, già a livello enunciativo, che si scompone e ricompone diversamente nel tempo all'interno di mutati campi di forze, connettendosi a differenti figurazioni dell'io poetico;
- anche certe esperienze dell'avanguardia, se per un verso operavano una delocazione del soggetto poetico tradizionale, dall'altro esprimevano un movimento di continua formazione e deformazione del sé poetante;
- la chiave interpretativa risolutamente post-lirica non sembra dunque adattarsi a porzioni significative e differenziate della scrittura degli ultimi decenni;
- nella poesia contemporanea, in particolare, troviamo oggi all'opera individualità liriche lacerate e dislocate, che si esprimono nel non stare al passo, nel fallire, e intercettano così la marginalità reale dei nostri io;
- in ciò si esprimono nuove forme di soggettività, già prefigurate dalla lirica moderna più radicale, che attingono al vissuto di grado zero di una singolarità inappartenente, ancorandosi all'esperienza biologica e alla corporeità, dando luogo ad un io poetico materialistico – un corpo-psiche-lingua che oggettiva testualmente una tensione lirica in re;
- a ciò si accompagna uno spostamento verso forme più aperte della lirica e in generale dell'espressione poetica, con opzioni comunicative spesso volte alla ricerca di modalità espressive situate, post-letterarie e post-rituali;
- in tal senso anche il movimento della poesia verso la prosa può essere letto come una mutazione contrastiva dell'istanza lirica piuttosto che nei termini di una inesorabile tendenza alla sua dissoluzione;
- la permanenza del momento lirico ha il suo momento oggettivo nella dialettica, tutt'ora irrisolta, del conflitto tra società e individuo;
- a ciò può corrispondere sul piano teorico la consapevolezza, che sembra affermarsi su diversi fronti, della non-identità di poesia e linguaggio: come scriveva Adorno nel Discorso su lirica e società, “il linguaggio non va assolutizzato, come invece piacerebbe a varie delle teorie linguistiche ontologiche oggi correnti, quale voce dell'essere contro il soggetto lirico”, perché “la dove l'io si dimentica nella lingua è tuttavia completamente presente; altrimenti la lingua, quale abracadabra sacro, cadrebbe in braccio alla reificazione”.